Nel confronto appassionato con l'ambiguità destabilizzante dell'immagine, Stasino argina l'energia debordante della pittura a vantaggio di fantasie e sistemi proiettivi immaginari. Le sue sono figure polisemiche in un'imprevedibile combinazione di media diversi, tutti però compatibili con il massimo controllo del disegno. C'è l'incubo dei tempi nuovi, la previsione di un sistema elusivo e illusorio dei segnali e dei codici che immobilizzeranno sangue e nervi degli uomini in un eterno presente. Corpi costruiti per imbrigliare lo spazio ed il tempo in un'assurda utopia, in cui il mondo si rispecchia come in un universo rovesciato. Sono opere, quelle di Stasino, tragicamente sospese tra un "ritorno alla pittura" ed una riflessione sulla modernità e il transitorio, il contingente e l'immutabile dell'arte. Lo sguardo del pittore acquista la consapevolezza di una attualità in cui il transitorio viene fissato poeticamente e trasfigurato nell'eterno.

 

Mario Franco

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